For Love: la storia di Zahra

 

Questa è la pancia di Zahra, una bellissima ragazza venuta dal Pakistan, dove lavorava come infermiera. Viveva il momento più bello della sua vita: aveva un buon lavoro, una famiglia amorevole e stava per sposarsi con Hakim, un tecnico di laboratorio che aveva conosciuto quando entrambi facevano la pratica universitaria nello stesso ospedale.

 

Qualcosa però ha cambiato la vita di Zahra per sempre. Un suo collega di lavoro iniziò a corteggiarla in modo sempre più insistente. Lei ovviamente rifiutava ogni suo tentativo di approccio, finché un giorno il ragazzo, mosso da rancore, portò con sé un corano in ospedale e attuò una messa in scena, strappando al libro le pagine e accusando Zahra di averlo fatto.

Lei venne denunciata per blasfemia, che in Pakistan vuol dire condanna a morte.

Infatti una volta accusata di blasfemia, in questo paese la persona può essere arrestata anche senza che la denuncia sia verificata (verifica raramente fatta). Inoltre il nome del presunto blasfemo viene diffuso in ogni moschea della città. Da lì alla morte basta poco; l'uccisione può avvenire anche in pubblico. Quindi è evidente come l'accusato debba subito nascondersi e scappare, evitando ogni contatto con la famiglia, che a sua volta inizia ad essere perseguitata e forzata ad indicare dove si trovi il blasfemo. Nel caso di Zahra la situazione era poi ancor più grave poiché lei proveniva da una famiglia cristiana.

 

Aiutati dalle persone della loro chiesa, Zahra e Hakim hanno vissuto nascosti per 1 anno, trasferendosi di città in città, per brevi periodi di tempo, finché la chiesa riuscì a mettere insieme soldi sufficienti per provvedere la loro uscita dal paese in aereo.

 

Quando sono andata a trovarla, lei mi ha raccontato che quando è arrivata in Italia non faceva altro che piangere e che ha smesso di farlo solo quando ha iniziato a sentire il bimbo che si muoveva dentro la sua pancia.

 

In Pakistan le famiglie cristiane devono evitare di dare ai figli dei nomi biblici, altrimenti diventano già segnati dalla nascita e hanno poche possibilità anche lavorative. Il bambino di Zahra si chiama Isaiha, e anche se non può avere i nonni vicini, sarà un uomo libero in futuro.  

 

Zahra non potrà tornare a casa mai più.

Copyright Cassia Raad

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